LAVORO, REPUTAZIONE E PERSONAL BRANDING
Un consiglio che avrei voluto ricevere a 16 anni: costruisci la tua reputazione prima del curriculum
Qualunque cosa tu scelga di fare, inizia subito a raccontarla e a valorizzarti.
Non aspettare di avere un titolo, un ruolo, un’azienda importante alle spalle o il “permesso” di parlare di quello che fai. Apri un sito, crea un portfolio, scrivi su LinkedIn, tieni un blog, registra video. Scegli il mezzo che senti più tuo e documenta quello che studi, i tuoi esperimenti, gli errori, quello che impari, le domande che ti poni e i progetti che realizzi.
Rendi visibile il tuo entusiasmo e il tuo contributo.
Mettiti in mostra.
Lo dico soprattutto a chi è molto giovane perché è un consiglio che avrei voluto ricevere io.
In questo articolo
Il portfolio si costruisce prima di averne bisogno
Siamo abituati a pensare al portfolio come a uno strumento da preparare quando arriva il momento di cercare lavoro: raccogli quello che hai fatto, sistemi il curriculum e provi a convincere qualcuno a darti un’opportunità. Io credo che il processo dovrebbe iniziare molto prima.
Un portfolio costruito nel tempo racconta qualcosa che un curriculum compilato a posteriori fa fatica a mostrare: la tua evoluzione.
Racconta come ragioni, cosa ti incuriosisce, quali problemi provi a risolvere, cosa sapevi fare un anno fa e cosa sai fare oggi. Lascia traccia della tua capacità di imparare.
Questo vale anche quando ciò che fai non ha ancora un riconoscimento ufficiale (del resto siamo nel 2026: la conoscenza, fortunatamente, ha smesso da tempo di chiedere il permesso alle istituzioni per circolare). Non aspettare che le tue competenze vengano convalidate da un pezzo di carta con timbro e ceralacca per farle valere.
Un progetto personale è un progetto. Un esperimento è esperienza. Una ricerca nata dalla curiosità può raccontare molto più di te di un titolo scritto sotto il tuo nome.
Il tuo valore esiste prima che qualcuno lo certifichi
Credo che uno dei problemi del nostro rapporto con il lavoro sia proprio questo: impariamo molto presto ad aspettare che il nostro valore venga riconosciuto dall’esterno.
Un voto. Una laurea. Un certificato. Un’assunzione. Una promozione. Un cliente importante.
Come se il valore comparisse nel momento in cui qualcuno decide di attribuircelo.
Ma il tuo valore non nasce quando qualcuno te lo riconosce. Esiste già. Devi imparare a renderlo visibile, comprensibile e a raccontarlo.
È qui che entrano in gioco comunicazione, personal branding, positioning e reputazione. Valorizzarsi significa imparare a riconoscere ciò che portiamo e trovare il modo più efficace per comunicarlo agli altri.
Se non diamo valore a noi stessi, difficilmente possiamo aspettarci che qualcun altro lo faccia al posto nostro.
Il valore non compare quando qualcuno lo certifica: la certificazione può riconoscerlo, ma sei tu a dover imparare a comunicarlo.
Sii “arrogante”. E lascia perdere la sindrome dell’impostore
Sì, mettiti in mostra. E lascia stare l’arroganza.
C’è un equivoco che vorrei toglierci di torno, possibilmente prima dei sedici anni: abbiamo confuso per troppo tempo la consapevolezza del proprio valore con l’arroganza.
Chi ci ha insegnato che riconoscere apertamente il proprio valore sia sconveniente, presuntuoso o arrogante?
L’arroganza è sopravvalutarsi, presumere di sapere ciò che non si sa, attribuirsi competenze che non si possiedono, guardare gli altri dall’alto in basso o sminuirli per sentirsi superiori. Sapere cosa sai fare, riconoscere ciò che hai imparato, dare un valore al tuo tempo e al tuo lavoro e pretendere che quel valore venga rispettato si chiama, molto più banalmente, autostima.
La distinzione diventa particolarmente importante quando si entra nel mondo del lavoro, perché è proprio quando siamo più giovani, inesperti e desiderosi di dimostrare quanto valiamo che siamo anche più facili da convincere del contrario: non hai abbastanza esperienza, devi ancora dimostrare tutto, dovresti essere grato dell’opportunità, all’inizio bisogna fare sacrifici. A volte è vero. Altre volte è semplicemente un ottimo sistema per ottenere molto offrendo poco.
Imparare a valutare realisticamente le proprie competenze significa anche saper riconoscere ciò che ancora non sappiamo fare e possiamo imparare, senza trasformare ogni lacuna nella prova che non valiamo abbastanza. Significa sapere cosa portiamo sul tavolo e impedire che sia sempre qualcun altro, magari con un evidente interesse economico, a stabilirne unilateralmente il valore.
Per questo vorrei che imparassimo a valorizzarci molto prima. Prima del primo lavoro, prima del primo cliente, prima che qualcuno provi a convincerci che chiedere il giusto significhi “pretendere troppo”.
Se non impariamo noi a riconoscere il nostro valore, lasciamo agli altri il privilegio di definirlo al posto nostro. E non è detto che abbiano interesse a fare una stima particolarmente generosa.
Io dico: siate “arroganti”. Siate consapevoli del vostro valore e non permettete a nessuno di sminuirlo.
La reputazione si costruisce mentre fai esperienza
Immagina due persone che arrivano a 25 anni con competenze ed esperienze simili. Una comincia in quel momento a chiedersi come raccontarsi. L’altra ha iniziato anni prima a documentare ciò che faceva, condividere riflessioni, mostrare progetti e costruire relazioni intorno ai propri interessi.
La seconda non parte da zero. Ha già costruito un patrimonio di credibilità, contenuti, relazioni e memoria del proprio percorso.
Per questo penso che raccontarsi dovrebbe accompagnare l’esperienza, anziché arrivare alla fine come operazione promozionale. E vale a 16 anni come a 30, 40 o 60.
Quello che avrei voluto sapere prima
Lavoro dal 2014 – in realtà dal 2007, da quando a 16 anni andavo in fiera come hostess per fare pratica con le lingue straniere – e sono una professionista indipendente dal 2016. Ho 35 anni: abbastanza esperienza per sapere quante cose avrei potuto fare diversamente e abbastanza memoria di scuola e università per ricordare bene la distanza che separa quei mondi dal lavoro.
Mi trovo in una posizione che considero interessante: abbastanza vicina all’ingresso nel mondo professionale da ricordarne domande, ingenuità e difficoltà, ma con abbastanza esperienza alle spalle da riconoscere dinamiche che allora non avrei saputo leggere.
Retribuzione, riconoscimento del proprio valore, clienti, colloqui, reputazione, personal branding, confini professionali, lavoro autonomo: sono cose che spesso impariamo prendendo batoste. Alcune probabilmente sono inevitabili. Altre possiamo risparmiarcele parlandone prima.
È anche per questo che voglio mettere la mia esperienza a disposizione di chi sta entrando nel mondo del lavoro o sta cercando di capire come posizionarsi al suo interno. Non dalla cattedra, ma dall’altra parte di qualche anno di esperienza.
Continui ad accettare clienti che pagano poco, chiedono troppo e invadono continuamente i tuoi confini?
Ti trovi a negoziare ogni volta anche ciò che dovrebbe essere scontato?
Se stai costruendo il tuo percorso professionale e vuoi capire come raccontare il tuo valore, costruire il tuo posizionamento o presentarti meglio nel mercato del lavoro, puoi prenotare una consulenza con me. Possiamo analizzare insieme la situazione e costruire strategie, confini e strumenti concreti per gestire il tuo lavoro con maggiore consapevolezza e potere negoziale.
Se invece hai semplicemente una domanda veloce su uno di questi temi, puoi anche scrivermi. Quando posso rispondere in poche righe, lo faccio volentieri.
Le domande più comuni
Devo aspettare di avere esperienza prima di creare un portfolio?
No. Il portfolio può documentare anche progetti personali, studio, sperimentazioni e lavori realizzati per imparare. Costruirlo mentre acquisisci esperienza permette di mostrare nel tempo anche la tua evoluzione.
Devo lavorare gratis per costruire il portfolio?
No. Il portfolio ha bisogno di progetti, non necessariamente di lavoro gratuito. Puoi creare progetti personali, concept, analisi o sperimentazioni che dimostrino concretamente come lavori e come ragioni. Il lavoro gratuito dovrebbe essere una scelta consapevole e strategica, non il prezzo obbligatorio da pagare per essere considerati professionisti.
Come faccio a capire quanto valgo sul mercato del lavoro?
Il valore professionale e il prezzo che il mercato è disposto a pagare non sono esattamente la stessa cosa. Per orientarti devi osservare competenze richieste, esperienza, settore, responsabilità, risultati, mercato geografico e condizioni contrattuali, confrontando più fonti invece di prendere come riferimento la prima offerta ricevuta.
Personal branding significa promuovere continuamente se stessi?
Significa costruire una percezione coerente e riconoscibile di ciò che sai fare, del modo in cui lavori e del contributo che puoi offrire. Un buon personal branding rende il tuo valore più facile da comprendere senza costringerti a trasformarti in un personaggio.
Come posso costruire credibilità se nessuno mi conosce ancora?
Parti da ciò che puoi dimostrare: progetti, competenze, riflessioni, metodo, interessi e capacità di imparare. La reputazione non compare improvvisamente quando arriva il primo incarico importante: si costruisce attraverso la continuità tra quello che dici, quello che fai e quello che gli altri possono osservare.
Cosa faccio se il mio lavoro non viene riconosciuto o valorizzato?
Prima di concludere che il problema sia il tuo valore, prova a distinguere tre elementi: il valore che produci, la tua capacità di comunicarlo e il contesto in cui stai cercando riconoscimento. A volte dobbiamo imparare a raccontarci meglio. Altre volte siamo semplicemente nel posto sbagliato.




