AI, Comunicazione e Consapevolezza

Ladies, clutch your pearls: è arrivata Grokipedia

Grokipedia divide: fine della verità o del monopolio informativo? Una riflessione impietosa su media, propaganda e pensiero critico.

Buongiorno alle signorine (e ai signorini) che oggi si scandalizzano per l’arrivo di Grokipedia, parlando di “periodo buio”, “censura”, “fine della libertà di informazione”, “pericolo per la verità” e via dicendo, tutti talking points ripetuti in perfetta sincronia, al punto da sembrare un esercizio di coordinated messaging, se non direttamente di astroturfing. Ho letto perfino che questo sarebbe “l’inizio della fine”, la versione digitale del cartaceo THE END IS NEAR. Stesso livello di credibilità, stessa reazione: noia. Beh, buongiorno davvero, ben svegliate.

Il problema non è Grokipedia. Il problema è che non eravamo abituati ad avere alternative.

Perché, mi chiedo, dov’erano fino a ieri, quando l’informazione era sostanzialmente monopolizzata da un’unica visione del mondo, quella che passa per Wikipedia, la grande stampa, la TV, le piattaforme social e le università? Tutte realtà rispettabili, certo, ma tutt’altro che bias-free. Eppure quel monopolio non sembrava preoccupare chi oggi grida allo scandalo: bastava che una fonte fosse “istituzionale” per essere automaticamente considerata “autorevole” e dunque esclusiva portatrice di verità (altro paradigma, quello istituzionale = verità assoluta che è crollato miseramente sotto il peso dei fatti degli ultimi anni, crollo che ha causato molte vittime è lasciato molte vedove in vari settori, dalla macroeconomia alla scienza).

Dunque esclusività non è sinonimo di autorevolezza. Essere l’unica voce in circolazione non rende automaticamente più veri o più corretti, anzi, il contrario: rende solo più monopolisti. E questo, più che autorevolezza, è istituzionalizzazione del monopolio dell’informazione.

E sia chiaro, lo stesso vale per chi oggi celebra Grokipedia come la nuova tavola della legge. Perché quando un’alternativa nasce dichiarando che l’originale è “di parte” (e lo è), è doveroso chiedersi: qual è la nuova parte? Chi cambia un dogma con un altro non crea libertà, crea solo un dogma alternativo.

Ecco il punto: ogni volta che nasce un progetto fuori dal coro mainstream, condivisibile o meno, scatta sempre la stessa reazione pavloviana. All’improvviso si scoprono la “propaganda”, la “manipolazione”, il “pericolo per la verità”. Un atteggiamento che tradisce più insicurezza che indignazione, perché sembra quasi che non crolli “la verità”, ma le certezze personali di chi era abituato a sentirsi al centro del racconto.

Perché la guerra dell’informazione non nasce oggi, c’è sempre stata. La differenza è che oggi si è semplicemente rotto il monopolio, o meglio, il fatto è che anche altre voci alternative hanno la possibilità di andare mainstream, in modo più o meno organico (chissà) e soprattutto se premiate dagli algoritmi ( e non censurate dalle piattaforme o dai governi).

Mi rendo conto di non poter svolgere qui, adesso, un’analisi completa del problema, che è complesso, però vorrei introdurre un punto.

Il vero antidoto alla propaganda, da qualunque parte arrivi, non è chiudere piattaforme o gridare allo scandalo: è la consapevolezza. Usare il discernimento, informarsi da più fonti, chiedersi chi scrive, chi finanzia e con quali interessi.

Quindi sì, buongiorno davvero. Ben svegliate, ladies. E invece di clutch your pearls, fareste meglio a fasten your seatbelts, allacciate le cinture, perché su una cosa avete ragione: è l’inizio di qualcosa, e quindi, per logica, la fine di qualcos’altro. Ma non della verità o della libertà. È la fine del monopolio dell’informazione travestito da autorevolezza. E, forse, l’inizio di una stagione nuova in cui la conoscenza torna a essere un atto umano: fatto di discernimento, spirito critico e scelte consapevoli.

© Elisa de Simone, 2025-2026. Se questo contenuto ti è utile, condividilo citando la fonte. La riproduzione integrale è vietata senza autorizzazione. Sono benvenute citazioni, analisi e condivisioni con link e attribuzione alla fonte originale.

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